giovedì 24 giugno 2010

Capra


" In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all'oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all'improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte ad una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico sapevo che la sabbia, le rocce, l'acqua e l'aria erano composte da molecole e da atomi in vibrazione, e che questi a loro volta erano costituiti da particelle che interagivano tra loro creando e distruggendo altre particelle. Sapevo anche che l'atmosfera della terra era continuamente bombardata da una pioggia di raggi cosmici, particelle ad alta energia sottoposte ad urti molteplici quando penetrano nell'atmosfera.

Tutto questo mi era noto dalle mie ricerche [...] ma seduto su quella spiaggia le mie esperienze presero vita; vidi scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; vidi gli atomi degli elemnti e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne sentii la musica: in quel momento seppi che questa era la danza di Siva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù.

[...]

All'inizio sono stato aiutato sulla mia via dalle piante del potere che mi hanno mostrato come la mente possa fluire liberamente, come le intuizioni spirituali possano nascere spontaneamente, senza alcuno sforzo, emergendo dal profondo della coscienza. Ricordo la prima di tali esperienze. Verificandosi dopo anni di di approfondite riflessioni analitiche fu talmente travolgente che scoppia in lacrime mentre - non diversamente da Castaneda - annotavo le mie impressioni su un pezzo di carta."

Fritjof Capra,
Il Tao della Fisica

sabato 19 giugno 2010

osservatorio

apri l'immagine!!

e andavo quindi in giro per la città con una telecamera e chiedevo alle persone che incontravo se volevano mettersi in gioco e rispondere a 10 domande. osservavo i comportamente della gente, le loro reazioni, i loro blocchi o il loro interesse, osservavo i diversi atteggiamenti in base alle situazioni, se la cavia era sola o in compagnia, se ostentava sicurezza o imbarazzo. volevo penetrare il pensiero e l'emotività di chi vive intorno a me.
La prima domanda era semplice, facile facile: sei felice?
ma la seconda cos'è la felicità? generava solitamente uno sguardo spaesato, completamente impreparato a dare una risposta veramente esaudiente. forse alcuni si rendevano conto solo in quel momento che non si erano mai posti quella domanda dando per scontato di conoscere la risposta. molti confondono la felicità con il piacere o con la seratonina, altri ne hanno un'idea approssimativa, i più scaltri credono sia un bene fugace, inafferabile, altri considerano l'argomento come una domanda da crisi esistenziale adolescenziale e non si soffermano neanche a pensare che ogni loro gesto e azione sia inconsciamente mirata ad ottenerla (senza però avere consapevolezza di ciò che si vuole ottenere).
diciamocelo, ogni uomo anela a essere felice, ma bombardati di stronzate raramente abbiamo occasione di imparare come esserlo. e non è certo qualche libretto di uno psicologo da talkshow sullo scaffale del centro commerciale che ridarà serenità all'uomo moderno.

la risposta più bella, semplice ma dai significati impliciti me l'ha data un ragazzo spagnolo di 20 anni. era partito da barcellona con uno zaino e pochi soldi ed era venuto in italia per un viaggio di alcuni mesi. rasato, con una canottiera leggera, seduto a gambe incrociate e con gli occhi pieni d'amore per ogni cosa su cui posava lo sguardo: sembrava un monaco theravada. mi disse in un italiano approssimativo la felicità è essere felici anche quando si è tristi

giovedì 17 giugno 2010

sport


cosa sarebbe la vita senza un po' di sano sport? domenica scorsa ho deciso di dedicare addirittura l'intera giornata all'insegna della cultura sportiva. ho inziato la mattina, quando ancora addormentato mi sono recato nella palestra di periferia in cui mi alleno abitualmente. con i compagni di basket abbiamo organizzato un bel torneo con grigliata annessa: fra un canestro ed una costina abbiamo trascorso qualche ora lieta, con una griglia che solo a guardarla ti sentivi già spacciato per le sostanze cancerogene emesse e con una graziosissima tavola imbandita nei sotterranei della scuola...

ma poi nel primo pomeriggio sono partito per brescia per seguire l'ennesima avvincente sconfitta della squadra più sgangherata di torino. e sia ben chiaro: fin dalla partenza si era deciso che noi tutti tifosi del toro non ci saremmo per nulla lasciati coinvolgere dalle malelingue e dalle provocazioni che si erano susseguite nella settimana. noi siamo sportivi veri.
venerdì sera alcuni tifosi del brescia si erano recati al ritiro del toro in segno di sportività per far sapere ai nostri giocatori che erano i benvenuti e che anche loro speravano in una sana giornata di sport con bambini e famiglie e che vinca il migliore e tutte quelle robe lì come dice la tv. e noi siamo stati così commossi dal gesto distensivo e da tale segno di amicizia che sabato notte molti si erano già recati a brescia e incontrati gli autoctoni nelle vicinanze dell'albergo subito si è andati d'amore e d'accordo con tante risate e pacche sulle spalle. peccato che poi uno è inciampato e si è fatto tanto male ma non sarà certo quello a rovinare l'attesa e festosa giornata di calcio.

e così siamo partiti con pulman macchine furgoni e quant'altro e c'eravamo proprio tutti tante facce che non vedevo da tempo e a quello che era appena finito il daspo e quell'altro che era finito chissà dove e tutti che si salutavano come reduci di guerra, abbiamo pure recuperato degli amici che erano di ritorno da un torneo di tifosi in belgio e siamo giunti finalmente nell'agognata città lombarda. qui i simpatici poliziotti cittadini si sono prestati ad un serio e gentile servizio civico e ci hanno indicato la strada per un punto di raccolta da cui con pulman di linea ci hanno portato allo stadio. e ovvio dire che tutti eravamo muniti di biglietto e armati delle migliori intenzioni. purtroppo si sa che i tifosi del toro visti i risultati non hanno avuto ricambio generazionale e molti sono costretti dall'età ad andare in giro con dei bastoni per sorreggersi, sapete com'è, la giornata faticosa, il male alle ginocchia causa l'umidità e l'artrite la fanno da padroni...

finalmente giunti allo stadio siamo potuti scendere dai pulman per sgranchirci un po'. purtroppo a malincuore i nostri amici di sport bresciani non si vedevano. c'era invece un gruppo isolato che niente ha a che fare con queste belle giornate di sport, a cui non interessa nulla del calcio, con tanti brutti ceffi armati dalla testa ai piedi, vestiti tutti uguali e con il volto coperto. proprio non capirò mai perchè i carabinieri frequentino gli stadi...
ma ecco che da un muretto da dentro lo stadio un simpatico bresciano si arrampica per salutarci. non vi dico la gioia! tutti a festeggiare e a corrergli incontro offrendogli doni di vario genere: gadget da abbigliamento, bottiglie di birra, monetine ecc. e poi che festa tutto attorno! come a capodanno! razzi, petardi, fumogeni... abbiamo festeggiato all'insegna del ferplei insieme ai nostri amici bresciani per un bel po', poi è arrivato quel burlone tutto abbronzato e vestito sempre sgargiante che lavora in un ufficio torinese di cui non ricordo il nome (tipo dico pigos ditos qualcosa così) che lui invece non si sa divertire ed è sempre preoccupato che succeda qualcosa tipo incidenti e scontri fra opposte tifoserie. si vede che guarda troppa tv. alla fine per fargli un favore siamo entrati dentro il nostro settore. siamo stati così bravi che hanno deciso di aprire i cancelli senza bisogno delle solite formalità tipo biglietti documenti perquisizioni ma si sa, fra amici è così...

e poi ci siamo finalmente goduti la partita, fortuna che uno dei viaggianti da bruxelles era passato dall'olanda a comprare le sigarette che al 2-0 per il brescia mi sono potuto consolare un po'. alla fine, nonostante la sconfitta, eravamo comunque tutti contenti per questa bella giornata di sport all'italiana e per condividere la promozione della compagine avversaria qualcuno ha ancora avuto la bella idea di sparare un paio di fuochi d'artificio come si fa nei matrimoni dei vip...

giovedì 3 giugno 2010

mercato


lunedì mattina sono andato al mercato. sì sì lo so, è una notizia eccezionale, da pelle d'oca. il buco nell'oceano che vomita petrolio a fiumi o gli assalti israeliani a navi cariche di pericolosi aiuti umanitari passano subito in secondo piano rispetto alla spesa ortofrutticola in corso Brunelleschi. ormai sono giunto ad uno stadio di demenza senile precoce in cui ogni avvenimento viene caricato di significati superiori: "lo sa signora Pina che il signor Gino ha messo le ciliegie a 3.50 euro al chilo?" è ormai un'appetibile svolta nella quotidianità. infatti sono giorni che mangio ciliegie.

c'era il sole intenso, l'aria fresca, le nuvole sparse a chiazze nel cielo che quasi uno non ci credeva di essere a Torino. tutti erano allegri, o almeno così sembrava a me visto che ero di buon umore, i banchi erano colmi di frutta e verdura di stagione (vabbè adesso non esageriamo, di stagioni miste che ormai non si capisce più un cazzo), e poi i fiori, le piantine di basilico, e i banchi di alta moda femminile, e quelli con le ciabatte a 1 euro con in omaggio uno spremiagrumi, e i prodotti per la casa e il senegalese con gli occhiali da sole tarocchi. ed era tutto un vociare in mille lingue con il rumeno che saluta cerea la signora calabbrese e i contadini delle valli che parlano in piemontese stretto che non capisco niente e le teenagers tarre che minchia oh non sai quello cosa mi ha detto e la comara che si congratula per le albicocche dell'altro giorno.

no, giuro, non mi ero fatto una canna prima, mi piace davvero andare al mercato. forse perchè causa orari sono uno schiavo del carrefour, dove c'è sempre la stessa luce dei neon, dove gli interminabili scaffali mi ricordano sempre le immagini di koyaanisqatsi, dove su ogni prodotto si risparmia anche 3 centesimi ma la frutta, la verdura e la carne sono di polietilene espanso, dove non c'è vociare ma solo rumore e tutti stanno zitti o urlano per sgridare il bimbo che vuole la merendina di cui ha visto la pubblicità in tv. ecco, abituato all'alienazione dei centri commerciali, una mattina fra i banchi del mercato mi sembra un'immersione in un'altra epoca fatta di abitudini semplici e cultura popolare.

a volte penso che passare le giornate a fare la spesa quotidiana, a cucinare, a fare le faccende, insomma a fare il massaio non sia affatto così male. o forse sono uno dei tanti che ha degli orari di merda al lavoro e non riesce a fare le cose più normali...

giovedì 20 maggio 2010

microfono


mi avete fatto fare una figura di merda... come scusi? sì, il microfono che mi avete dato l'altro giorno non funziona... mmm... strano, lo avevamo provato... le dico che non si sentiva niente, davanti a tutti! va bene va bene dia qua che lo proviamo AH AH PROVA PROVA [si sente benissimo] scusi ma funziona, sente? l'altra sera non ha funzionato ma scusi dove ha inserito il cavo? nel microfono! ho preso il cavo che mi ha dato e l'ho inserito nel microfono ok, ma l'altro capo del cavo, dove l'ha inserito? ... dove? gliel'ho detto, nel microfono ok, da un lato ha collegato il microfono, ma poi dove ha inserito l'altro connettore? intendo: l'ha inserito in un mixer, direttamente in una cassa... è sicuro che fosse un ingresso microfonico? magari è per quello che non funzionava... ... dove l'ha inserito? da nessuna parte, lei mica mi aveva detto che bisognava usare delle casse

ecco, mi immagino il mio collega (R.ino) che a sua volta si immagina questo ometto davanti ad amici e parenti con in mano un microfono con il cavo penzolante per terra che cristona perchè non si sente niente.

martedì 18 maggio 2010

solidità


la solidità è sempre stato un mio chiodo fisso, fin da bambino. osservavo un oggetto e mi balzavano in testa mille domande sulla sua natura, su com'era fatto e su come funzionava. se potevo lo smontavo. ma arrivato all'impossibilità di dividere ulteriormente le sue parti immaginavo di immergermi nella sua materia e di comprenderne la natura intrinseca. perchè quando ero bambino interpretavo gli oggetti come se avessero un'esistenza loro, inerente.

volevo sapere da cosa erano fatte le cose

crescendo poi ho appreso qualcosina in più. ho studiato l'atomo con i disegnini prima e con le funzioni di distribuzione dopo. ho quindi scoperto che ogni oggetto che a me sembra solido, compatto, è in realtà sostanzialmente vuoto, come una galassia in cui fra i vari corpi celesti intercorrono distanze milioni di volte più grandi delle dimensioni dei singoli pianeti. poi ho imparato che l'atomo non esiste. che l'elettrone non è una cosa, ma un fenomeno. è composto da altri eventi che in media creano quello che noi chiamiamo elettrone (o protone o neutrone). e che qualsiasi di queste particelle subatomiche (i vari tipi di leptoni e adroni) è nuovamente composta da milioni di iterazioni con altre particelle ancora più piccole che si scompongono e ricompongono in continuazione.

le cose non sono fatte da cose, non esistono in quanto tali ma sono fenomeni in continuo divenire

ecco che l'immagine di solidità degli oggetti come se fossero composti da milioni di mattoncini svanisce per lasciare spazio ad un'elegante danza di energia, in cui tutto è in continuo e armonioso mutamento.

ma ciò che ancor più mi interessa oggi è che questa bizzarra caratteristica della materia è speculare in tutto ciò che viviamo. le sofferenze, le relazioni, gli amori o i problemi sociali ed economici ci appaioni solidi e indipendenti da noi, ma non lo sono. sono interdipendenti e vuoti di esistenza inerente, direbbe qualcuno. beh, in effetti quella che a me è sembrata un'incredibile evoluzione della comprensione della vita è stato invece intuito e insegnato giusto qualche migliaio di anni fa. ma che cazzo ci fanno studiare a scuola????

giovedì 6 maggio 2010

giorgio






frutta


quando ho la possibilità di viaggiare adoro assaggiare nuovi cibi e in particolare nuovi frutti. è un'esperienza totalmente nuova, prima inimmaginabile, è quasi un rito: osservarlo, annusarlo, indovinare cosa nasconde sotto l'apparenza esterna, provare a fantasticare sulla consistenza, sul nuovo sapore inesplorato che mi accingo a degustare.

a voltre trovi frutti brutti, corrazzati che emanano odori acri ma che poi al loro interno rivelano soffici ripieni cotonati con al centro una polpa dolce e gustosa. altri, coloratissimi e ammiccanti, una volta aperti ti inondano con un odore marcio, organico, tropicale.

viscidi, acidi, mielosi, duri, morbidi, colorati, opachi, pelosi, invitanti...ne esistono infinite varietà, esistono infinite possibilità

ecco, quando ti ritrovi fra le mani un frutto nuovo, mai visto, l'attimo in cui lo si apre, quasi un po' timidi, cercando di arrivare alla polpa senza rovinarla, arrabattandosi in qualche modo per togliere la buccia, anche se a volte è dura, attaccata, caparbia... e poi lo si assaggia per finalmente farsi coinvolgere dal suo gusto, ecco, quello è un momento che mi fa sentire vivo

martedì 4 maggio 2010

mirtill


che dire, buona lettura...

martedì 27 aprile 2010

blog


girovagando per i blog mi capita di tanto in tanto di trovarne alcuni davvero interessanti. sono diventato un lettore assiduo della punzy che descrive le sue vicessitudini nella littoria capitale e allieta le mie noiose giornate. allieta nel senso che spesso di fronte al continuo passare dei clienti fingo di visionare attento qualche dato sul monitor mentre in realtà leggo le sue avventure (spassosissime) e inevitabilmente ridacchio cercando di non farmi notare...

poi c'è il blog di mich. ecco questo mi ha davvero colpito. anzi, sono quasi un po' invidioso. beh, adesso cosa pensate, sono invidioso in senso buono. ma non perchè lei ha decine di commenti mentre qui sembra di stare all'incrocio fra via barletta e via rovereto di mercoledì notte alle 4.00. e neanche perchè scrive davvero bene: coglie acutamente particolari della realtà apparentemente insignificanti per descrivere sottili sfumature, usa con sapienza un linguaggio piacevole e scorrevole, evidenzia sempre qualche lato degli eventi in grado di sorprendere e le sue considerazioni sono sempre stimolanti. sul blog di mich insomma non ci si annoia.
ma il motivo della mia invidia è la leggerezza con cui rappresenta le vicende della vita, un certo gusto ironico, a volte cinico ma solo perchè non si prende mai troppo sul serio. non è mai banale, non scade mai nella superficialità, al contrario il suo modo di sviscerare l'animo umano è assolutamente aggraziato e anche quando critica qualcosa ha uno stile sempre garbato, intelligente, cortese... direi primaverile.

ecco, mi ha fatto sentire un po' disadattato. mi ha fatto sentire... autunnale.
accipiripecchiolina, ho pensato, questa persona ha davvero un bel modo di vivere le situazioni, sempre positiva

poi per fortuna sono arrivati i post degli ultimi giorni. quello detto sopra è sempre vero, ma di tanto in tanto anche lei è alle prese con i momenti di tristezza, con gli amori incompiuti, con quei momenti in cui ci si sente un po' perduti. anche lei è umana.

grazie mich, a costo di sembrare stronzo, ti dirò che mi sento meglio

giovedì 22 aprile 2010

dj


anni fa, come capita a tutti finito di studiare, ho iniziato a lavorare. cosa faccio? vendo attrezzatura da dj. divertente? beh, se ti piace sì, è come stare nel paese dei balocchi, pieno di giocattoli.

ma è anche il materiale umano che rende interessante questo lavoro. non dimenticherò mai quel tale che si presentò dopo pochi giorni che ero in negozio con una splendida puntina da giradischi in mano completamente piallata. al mio sguardo interrogativo ma volenteroso come lo si ha solo nei primi giorni di lavoro, mi disse:

sai era un po' sporca e l'ho pulita con la carta vetro

no
dai
non ci credo, non è vero
non può essere
adesso mi dice che sta scherzando

non dovevo? aggiunge

cazzo l'ha fatto davvero.

fantastico. capii subito che questo mestiere mi avrebbe regalato infinite soddisfazioni. e ineffetti fra proprietari di night, gestori di discoteche mafiosi, giostrai, tamarri, dj incapaci di distinguere un mixer audio da quello da cucina e, per fortuna, qualche raro professionista competente, così è stato.

ma poi arrivò richie hawtin.
bastardo. ti odio. maledetto. fottiti, te, beatport e la native-instruments.

piccolo excursus per i non-addetti-ai-lavori: una volta esistevano le consolle, con i giradischi, i lettori cd e i mixer più qualche altro accessorio e quel mondo comprendeva anche i fascinosi negozi di dischi.

almeno io sono cresciuto così.

poi arrivò il pc. arrivò il dj digitale direttamente dall'iperspazio. da galassie lontane giunse la rivoluzione tecnologica con portali web dove effettuare il download della musica e software miracolosi che emulavano attrezzatura per migliaia di euro. infinite possibilità creative di remix, live performance tramite plug-in innovativi, controller midi touch, tutto con una facilità mai vista grazie alla funzione automapsynchbeat e tutte queste puttanate da nuovo millennio.

ora sul portale web "beatport" puoi acquistare la musica di "richie hawtin" prodotta con strumenti virtuali "native-instruments". beatport è stato fondato da richie hawtin e la native-instruments, richie hawtin è testimonial native-instruments e forse richie hawtin è anche lui un plug-in virtuale della stessa native-instruments. insomma hanno messo su un bel circo.

peccato che gli utenti non siano mica cambiati tanto.

esiste sempre il tipo della puntina che oggi però deve avere a che fare non con la cartavetro ma con problemi di configurazione, driver asio, conflitti del kernel, controller midi, schede audio e software vari... quindi, sempre lui, il tipo della puntina o il suo alter ego, mi arriva non più con il suo pezzo danneggiato che bastava sostituire ma con il suo bel mac bianco latte tutto lucido, 12 cavi usb per altrettante periferiche e un milione di problemi.

ecco, ora:
pensate a uno che studia ingegneria informatica
pensate che si stufi di aver a che fare con i freddi computer
pensate che non voglia per nessun motivo cadere in depressione nevrotica causa i conflitti o i bachi che caratterizzano la breve esistenza di ogni sistema informatico
pensate che allora scelga un lavoro che ha a che fare con qualcosa di più caldo, umano, tipo la musica

ecco, quell'ingenuo sono io

giovedì 15 aprile 2010

titolo


ecco, per tenere alto il livello di schizzofrenia di questi giorni ora ho voglia di scrivere qualcosa di divertente, leggero. solo che non mi capita niente di divertente in questo periodo, al massimo le mie avventure quotidiane assumono connotati grotteschi.

al lavoro è una noia mortale, 3 clienti in 3 giorni non sono certo il massimo per far passare il tempo. non a caso c'è stata un'impennata di post in questa settimana. giusto il capo salva le giornate dall'oblio: è in vena di rivoluzioni epocali, come dice lui. in pratica se ne va in giro per il negozio con un metro in mano vaneggiando su spostamenti di reparti, sconsacrazioni, cercando di smaltire pianoforti buoni a far legna o da far figura in qualche finto locale messicano e favoleggiando su orde di clienti stile batteria di polli che invadono il negozio nel FUORI TUTTO del 1 maggio (FUCK!). presto ci toccherà smontare e rimontare tutto l'armamentario per l'ennesima volta e per di più solo temporaneamente in vista della rivoluzione definitiva di novembre, roba che neanche il Che.

poi sono alle prese con le vacanze estive. nel senso che devo trovare qualcosa di vero vero low low lowissimo cost. su un altro blog ho trovato un link a edo is walking e mi è venuta voglia di provare a fare 'sto benedetto viaggio in solitudine. unico neo: le mie lingue straniere si fermano al livello base, giusto quello che serve per garantire la sopravvivenza. l'idea di passare quindi 2-3 settimane senza avere una conversazione decente non mi entusiasma, anche perchè mi sento un po' esigente sul tenore delle conversazioni...

vabbè, per tenere alto l'umore della truppa vi lascio con questo video demenziale semplicemente delizioso, con tanti ringraziamenti a lei




mercoledì 14 aprile 2010

primavera


cazzo, mi sa che è arrivata. sì, è vero, l'aria è ancora freschetta, ma già in giro si vedono i primi germogli, il verde dei prati diventa acceso, intenso, le piante tutte insomma si mettono il vestitino nuovo... un po' come noi che abbandoniamo i pesanti abiti invernali per alleggerirci un po' e stare più freschi e leggeri.

sarà un luogo comune ma a me sti cambi di stagione scompensano un po'. l'umore va su e giù, quasi da patologia, mi sento un po' schizzofrenico. ci mancava l'arrivo della londinese, ci mancava. comunque è ripartita proprio oggi, non senza un sms di saluto. ma tanto, con lei, è andata male. che dire, pazienza. citando un amico: la vita è fatta di opportunità, ma per coglierle bisogna chinarsi e a quel punto è un attimo...

in compenso la bella giornata mi ha reso propositivo, stase si cucina! cucina, oddio, si fa una prova. dunque, classica pasta in stile "Un americano a Roma" con: crema di friggiarelli con un pizzico di panna, peperoncino calabro saporito, qualche pomodorino piccadilly e salsiccia sminuzzata, ovviamente condito con olio d'oliva bbono e gran grattugiata di parmigiano. che dire:

-leggero
-estivo
-delicato

per il contorno ci si aggiusta con un po' di formaggi e affettati, vino rosso o bianco rubato nella cantina di M.P. e per finire un po' di limoncello fatto con i limoni della costiera salernitana...

martedì 13 aprile 2010

compagni?



tralasciando commenti sulle ultime vicende dei componenti del gruppo, credo che questo sia uno dei pezzi più belli dei CSI

Uno si dichiara indipendente e se ne va
Uno si raccoglie nella propria intimità
L'ultimo proclama una totale estraneità

fondo


uno squarcio enorme. questo si vedeva. dilaniava la terra per circa trecento metri. tutt'intorno, fino ai margini del dirupo, la giungla continuava rigogliosa a perpetuare i suoi sitemi di vite. era strano osservarlo dall'elicottero mentre man mano ci si avvicinava. la vegetazione era fittissima e si sviluppava in fasci nervosi che avvolgevano ogni roccia, ogni albero. la giungla appariva come un intreccio di viscere intestinali, vive, pulsanti, in cui si mescolavano odori e suoni in modo organico. ecco, tutto era propriamente organico.

tranne lo squarcio.

scendemmo con l'elicottero in una piccola pista estorta alla giungla tropicale con non pochi sforzi.
da lì ci avvicinammo al bordo dello strapiombo. un conato di panico inaspettato emerse dal mio stomaco. ebbi la sensazione di stare osservando il male stesso. freddo, buio, lungo e stretto. era un taglio vaginale, ma lontanissimo dalla sensualità, dal calore e dall'amore di una donna. era l'organo femminile non di Gaia, la grande madre, ma di una Terra morta. ebbi lo stesso disgusto nauseabondo che si può provare per un necrofilo.

salimmo sulla carrucola e lentamente cominciammo a scendere verso l'abisso scuro. appena dopo pochi metri ogni arbusto era scomparso lasciando il posto a qualche muschio viscido che ricopriva le rocce tagliate in spigoli netti, innaturali. dopo qualche altro metro ogni forma di vita era scomparsa, ci trovavamo soli immersi nel vuoto buio, con il meccanico rumore della catena e della struttura in profilati che cigolava ad ogni minima oascillazione. era una sorta di gabbia, tutta perfettamente in acciaio inossidabile, lucida, inerte, composta da spesse tubature che si congiungevano in snodi anodizzati, con dei piccoli fermi imbullonati che non erano affatto rassicuranti. il demone operatore appariva però tranquillo. per lui era solo uno dei tanti viaggi giornalieri.

le pareti di roccia ora erano quasi invisibili, si notavano ancora i tagli perfetti, certosini, eseguiti dai macchinari di scavo con una precisione che ricordava quella degli antichi mobili intarsiati, ma anzichè ricche decorazioni barocche qui si susseguivano geometrie perfette, simmetriche e poligonali. la luce era sempre più tenue, era anzi ormai scomparsa, l'aria si era fatta stantia, umida, soffocante. e dal basso iniziava a salire un fracasso infernale.

eravamo scesi per circa 4 chilometri, sul fondo le luci a led disegnavano i contorni del cantiere. centinaia di demoni correvano di qua e di là a bordo di piccoli mezzi di servizio. agglomerati di conteiner fungevano da luogo di riparo e riposo. erano lì sotto da mesi, forse anni, ma a loro sembrava non importare.
il rumore era insopportabile, portai le mani a coprire le orecchie temendo di impazzire. il frastuonio assordante faceva vibrare ogni lempo del mio corpo e ogni osso del mio cranio. le trivelle sconquassavano il suolo in profondità, si sentivano le viscere della terra gridare dilaniate dal dolore. sotto le spirali metalliche giravano vorticosamente e i sassi e i detriti depositati da tempi immemori venivano tritati e trucidati in uno stridere disumano.

le vene della falda terrestre erano perforate in centinaia di buche, con il solo fine di scendere sempre di più.

mercoledì 31 marzo 2010

bufala


ancora salerno.
dopo 10 mesi, prima di festeggiare a rapallo l'arrivo dell'anno del pachiderma danzante con il Capodanno Pazienza, completo di cenone e botti (mi spiace, ma se non appartenete agli eletti non ci avrete capito un cazzo, ma che ci posso fare?), sono tornato a salerno. beh, nel tragitto ho effettuato un breve tour per roma con tappa nella BELLISSIMA frosinone, poi finalmente ho raggiunto la costiera e ho rivisto JF(K?). ho fatto in tutto 2000 km con la punto della mamma e un unico cd decente che ho ascoltato in loop: una compilation di de andrè, vinicio, vasco e de gregori...

a sto giro mi sono fermato a salerno 5 giorni e devo dire che mi piace sempre di più. lì mi sento sereno, tranquillo. mi sono seduto sul lungomare a leggere, ho mangiato ininterrottamente mozzarella di bufala e altre brelibatezze, ho aiutato JF(K?) & C. a traslocare (cazzo, quest'anno i traslochi mi perseguitano), ho visitato la certosa vicino a battipaglia e rivisto la costiera immersa nei limoni. per dirla alla JF(K?): siamo andati a vedere dei fatti e abbiamo pinzato delle storie, tutto apuust.

JF(K): quando sono partito e ti sei girato un attimo a guardarmi mi sono commosso. lo so cosa stavi guardando: un pezzo di vita. ora ne hai costruita un'altra, con delle persone speciali direi. che mi hanno fatto sentire a casa. dopo che sono partito ho lasciato la musica spenta e sono rimasto placido ad ascoltare il silenzio per ore

un abbraccio

AL.


si trovava in una posizione leggermente in disparte rispetto al villaggio, come se ne fosse un'intima appendice. non si poteva certo dire fosse ben visibile, così incastonato sotto la riva della collina, eppure la sua presenza non era discreta. poteva sembrarlo, ad una prima occhiata, ma si percepiva letteralmente un fascino afrodisiaco che catalizzava irrimediabilmente l'attenzione verso esso.

era quasi privo di ornamenti e di decori, non era particolarmente alto, praticamente sgombro di torri, se non fatta eccezione per quei 2 piccoli pennacchi ai lati dell'ingresso che sembrava ti guardassero. e non con occhio umano, ma in una maniera che per definirla esattamente non è sufficiente un linguaggio descrittivo dello scibile. perché lì davanti subito si avvertiva la fragilità della propria persona, si veniva catapultati nei vicoli più bui del proprio io, dove si aveva paura di scoprire quale demone vi fosse nascosto in fondo. no, non si era a disagio ma ci si sentiva come trapassati da quello sguardo acuto, ammaliante, forse un po' ammiccante, eppure sornione, inafferrabile e invalicabile. erano solo 2 pennacchi certo, ma per fortuna i pennacchi possono per loro natura solo osservare e non parlare perché molti avrebbero potuto avere paura di quello che avevano da dire...

il monastero si sviluppava ai lati dell'ingresso che era rivolto verso il villaggio, ma un po' di sbieco, quasi fosse partecipe al susseguirsi dei fatti e dei piccoli sogni delle esistenze che inscenavano le commedie e i drammi quotidiani, ma contemporaneamente non badandoglici del tutto, come se quegli eventi dovessero andare per la strada loro senza troppe apprensioni.

che forma avesse nessuno lo sapeva bene. al villaggio, quando all'osteria erano già girati un po' di fiaschi di rosso e i frequentatori erano ben più che alticci, qualcuno provava a disegnare al viandante di turno la traccia delle mura. ma subito si levavano discussioni sull'esatto percorso della cinta, se quella rientranza fosse prima o dopo quell'angolo o sull'esatta posizione di quel tratto rispetto al torrente...

tutto ciò che riguardava il monastero era nebuloso, sfuggente.

non l'ambiguità lurida dell'umano che non si sa se menta o dica il vero, ma il mistero del divino, la cui la verità non è messa in dubbio ma che difficilmente può trapelare.

imperscrutabile criptata impenetrabile

semplicemente osservando il monastero si veniva subito rapiti delle lunghe mura, lisce, di una pietra grigia calcarea che da sola pretendeva di essere testimone del tempo, con i blocchi meticolosamente assemblati, posti lentamente, quasi ritualmente l'uno sull'altro, per dar vita a sfuggenti geometrie, a piccoli anfratti o nicchie che nel loro susseguirsi si perdevano su per la collina. ogni spazio, ogni cortile interno, ogni finestra era il frutto di secoli di vite, ogni cosa trovava radici nelle profondità del tempo e da quelle epoche remote sembrava essere arrivata ancora più vivificata. come quelle zone irraggiungibili del mondo rimaste incontaminate dall'uomo, in cui la potenza primitiva della natura si esprime in reti autopoietiche solo
apparentemente caotiche, per rivelare poi segrete organizzazioni in geometrie frattali non lineari, in cui ogni struttura biologica viene conservata proprio tramite il rinnovamento e l'iterazione con le altre strutture: una bellezza sensuale che affonda le proprie radici nell'evoluzione dal passato per esplicarne una nuova forma nel presente.

ma non fraintendiamo. tutti in realtà conoscevano il monastero. spesso qualcuno vi entrava e le attività che si svolgevano erano note a tutti. lo studio dei testi, i mantra, le pratiche, i momenti di convivialità fra i monaci e i laici. ecco, la vita stessa del monastero era conosciuta. solo nessuno poteva affermare con certezza che non vi fosse nient'altro. nessuno sapeva se ciò di cui era a conoscenza fosse tutto quello che c'era da sapere o invece un'infinitesima parte. l'inafferrabilità della struttura dell'edificio era l'esatta rappresentazione dell'inafferrabilità del sapere stesso che era custodito fra quelle mura.

si favoleggiava di antiche pratiche tantriche, di potenti forme di contemplazione capaci di arrivare in fondo al percorso di consapevolezza della coscienza , di iniziati che avessero raggiunto il samadhi, di monaci che fossero in meditazione da decenni...

ma in fondo potrebbero essere solo voci, forse dietro quelle mura non vi erano profondi significati mistici ma solo una quotidianità meccanica, un raccoglimento frutto dell'isolamento dal mondo e non della sua più profonda comprensione.

ancora oggi ci si chiede se il silenzio sui reconditi misteri del monastero siano dei silenzi volti a nascondere quello che c'è dentro o se semplicemente non ci sia mai stato nulla da dire

mercoledì 17 marzo 2010

prometeo


in questi giorni sono stato impegnato con l'attività sul carcere ed è venuto fuori un po' di colore. durante una visita ho approfondito la conoscenza di X, tipo all'apparenza tranquillo, un bonaccione, con la faccia grossa e pelata. era di turno in cucina e mentre affettava il sedano abbiamo fatto due parole. X non si è mai drogato, non beve e non fuma. di buona famiglia, con una solida situazione finanziaria. unico vizio: aveva un debole per le rapine in banca. entrava, presumo armato non di taglierino, e, come dice lui "prendevo tutto quello che c'era al di là del bancone, non ho mai rubato niente che si trovasse da questa parte...".
La sua filosofia era quella del vecchio stampo: niente violenza, niente furti ai privati. "le banche hanno un potere enorme, fanno quello che vogliono e sono impunite - mi dice - non ho mai avuto rimorso a rubare i loro soldi". in effetti, al di là dei metodi scelti, tutti i torti non li ha...

"una volta - continua - stavo facendo un colpo, passo di cassa in cassa a prendere i soldi e mi trovo davanti una vecchietta terrorizzata con in mano i 500 euro che stava depositando. lei me li porse, ma le dissi che quei soldi erano suoi e che non li avrei presi. glieli ho fatti depositare allo sportello. appena messi nel cassetto quei soldi erano diventati della banca e me li sono fatti dare dal cassiere. poi gli ho detto di digitare l'importo del deposito sul terminale, di non fare il furbo. ma gli ho fatto digitare 5000 euro. non dimenticherò mai il sorriso della vecchietta quando mi sono girato per andarmene...".

poi c'è stato il giro con Y. Y, al contrario di X, di violenza ne ha fatta. e la sua pena decisamente lunga è li a testimoniarlo. da alcuni anni ha maturato un percorso spirituale, forse non ortodosso nella sua manifestazione ma sincero. almeno così mi sembra e non credo di sbagliarmi di tanto.
Y non usciva di galera da 12 anni. due settimane fa ha avuto un giorno agli arresti domiciliari presso una famiglia di evangelisti che lo aiuta da qualche tempo. poi gli hanno concesso 2 giorni di permesso. finalmente ha rivisto il mondo. è andato in giro in centro, ha visto la moltitudine della folla, ha camminato, ha usato un cellulare.

Sono passato a trovarlo e siamo andati a fare un giro. e dopo 12 anni mi ha chiesto di portarlo... a signorine.

e ce l'ho portato.

perchè la famiglia di evangelisti certo non poteva accompagnarlo. credo che abbiano anche immaginato e compreso.

di domenica pomeriggio comunque non è così facile: non ho numeri di seducenti massaggiatrici casalinghe. l'unica è stata fare un giro della Pellerina, parco famoso per l'offerta di servizi di vario genere, ma di domenica pomeriggio ci sono le famiglie, i ragazzi che giocano a calcio... 'nsomma, siamo finiti davanti al carcere... sì, proprio lì.
abbiamo reclutato una "volontaria", non giovanissima, cruda e disillusa come solo una puttana può essere. gentile però.

l'abbiamo recuperata e li ho portati in un parcheggio, poi sono sceso e ho fatto una passeggiata.

P.S. l'immagine si riferisce al film "tutta colpa di giuda", consigliatissimo

mercoledì 3 marzo 2010

vuoto


a volte mi manca. sì, mi manca l'adrenalina e la rabbia che inondavano le gradinate, mi manca l'irrazionalità isterica di quei momenti. i nervi tesi, le mascelle digrignate, il cervello tirato, in piedi o aggrappato a una ringhiera, senza quasi guardare la partita, mentre senti che dalle viscere ti pervade una sensazione ben conosciuta ma difficile da spiegare, che arriva ad un apice che solo a volte trova libero sfogo. e così è anche per chi hai attorno. persone con cui condividi decine di migliaia di chilometri, con cui porti uno striscione ben identificato, con cui ti trovi nelle situazioni più assurde oltre al paradosso, con cui attraversi avventure oltre ogni limite d'immaginazione del benpensante di turno, in un rovesciamento di regole, di rapporti di forza, di valori: un senso di libertà diverso da tutti gli altri, di cui non m'importava tanto se fosse giusto o sbagliato ma che vivevo fino in fondo. mi manca il boato, l'onda di migliaia di persone che esplodono ora in estasi ora in ira. mi manca l'odore delle torce e dei fumogeni, il rimbombo delle bombe carta che rompono il silenzio e striminziscono lo stomaco: c'erano bandiere enormi che sventolavano nel gelo o nel cielo limpido, c'erano tamburi rattoppati e voci che accendevano megafoni cacofonici.

mi manca il senso di attesa e di continua tensione e di attenzione al probabile precipitare degli eventi e le arroganze degli sbirri e le intemperanze degli sbandati e le minacce della digos e le botte e i vetri in frantumi e il bruciare acre dei lacrimogeni nei polmoni e le sciarpe e le aste e le cinghie e gli striscioni che facevi la sera in settimana fumando una canna e bevendo una birra e che poi facevi entrare scappando di corsa dalla polizia che ti inseguiva sù lungo il prato...

mi manca quel sentirsi diversi, contro, disprezzati. alla faccia dei ragazzi di buona famiglia, dei tipi e tipe in tiro seduti nei tavoli dei locali alla moda con ingresso in lista, alla faccia dei politici corrotti, dei commentatori televisivi indignati e ipocriti, alla faccia dei Galliani di turno, del sistema mediatico, delle piccole sicurezze pidocchiose delle persone comuni. alla faccia delle loro paure.

o forse no, non è vero. non mi manca tutto questo. ma quel mondo riempiva un vuoto, un vuoto smisurato che mi dilaniava lo stomaco quando ogni mattina mi alzavo dal letto. e quei momenti mi facevano sentire vivo, mi riempivano di qualcosa, o almeno così mi sembrava.

in effetti quel mondo ora non mi manca, la sua nostalgia emerge un poco, di tanto in tanto, quando qualche piccola bolla di quel vuoto rimasta nell'intestino mi sale lungo la gola, come un rutto. che poi, con un piccolo rumorino, per fortuna si disperde...

mercoledì 17 febbraio 2010

fess'buk


al lavoro ho a disposizione diverse ore di cazzeggio che passo a seconda del periodo a occuparmi ad approfondire questo o quello... ohè, che credete, mica lavoro al comune! lo so che state insinuando "ecco lì, un altro che al lavoro non fa un cazzo sulle spalle di noi contribuenti o del suo onesto datore di lavoro".
e infatti spesso non faccio un cazzo, ma che ci posso fare, è la mia mansione che è così... e comunque fatevi gli affari vostri, pensate per voi, ecco.
e poi non è che sto sempre a cazzeggiare su internet: c'è il caffè, la merenda con barbera, toma e salame oppure ci mettiamo a giocare con i laser... ogni tanto scrivo qua e ogni tanto lavoro, se no niente din€ro.

stavo dicendo... in questi anni ho spulciato nella rete alla ricerca di un po' di tutto: dalla casa con relativi accessori al marxismo, dai buchi neri al Kriya Yoga, dai forum dei carabinieri alla droga.

un po' di tempo fa mi sono iscritto immancabilmente a fess'buk. dal momento che sto cercando di ammorbidire la mia testa e dal momento che sono sempre rifuggito da social network e da tutto ciò che puzza di superficialità e immagine ho creato il mio profilo proprio con l'intento di addolcirmi e ambientarmi... "proviamo a fare qualcosa che fanno tutti" mi son detto.

beh, l'esperimento è miserabilmente fallito.

mica mi ci sono ambientato tanto.

sì è vero, questi benedetti social netcosi sono comodi, ti permettono di rintracciare persone che magari non vedevi da anni. ma se non le vedevo da anni ci sarà un motivo no? anche solo quello che le strade della vita si sono semplicemente divise. comunque non nego che possano essere utili (anche se non ho ancora capito per cosa, a parte per chi organizza eventi). alla fine mi sono ritrovato spettatore, nel senso che non pubblico mai niente, non apro gruppi, non ho foto da condividere, non uso la barra per informare tutti di cosa mi è successo di personalissimo negli ultimi 5 minuti, giusto giusto elargisco qualche "mi piace" e qualche commento, in particolare con gli amici dello stadio. ma tutto finisce lì. almeno per quello che riguarda la partecipazione.

perchè c'è anche l'altro aspetto di fess'buk, di cui quasi mi vergogno un po', quasi lo trovo un po' morboso: l'osservazione. è una piccola vetrina sulla vita delle persone, certo non completa, ma intanto vedi frammenti delle svariate esistenze. vado a cercare vecchi amici, compagni di scuola, del calcetto o conoscenti del "giro" di quando ero ragazzino. vedo che le loro reti di amicizie sono rimaste più o meno quelle, che sono diventati, la maggior parte, esattamente quello che avresti potuto prevedere. salvo rari casi sembra tutto cristallizzato, solo sono tutti più vecchi, anche se non si può sapere veramente cosa pensino ora o conoscere le loro emozioni.
o forse sì.
voi da una foto cosa capite? da uno sguardo, da una situazione, anzi, da una sequenza di sguardi e situazioni cosa tirate fuori? io già mi immagino un mondo, ma forse mi sbaglio.

e così vai a vedere quella che a 18 anni era una gran gnocca o quello che era un rivoluzionario. ora lei ha qualche segno del tempo ma gioca a fare la giovane in qualche club da trentenni sofisticati, lui è un avvocato con amici del master a boston... e poi li ritrovi nelle foto di qualche amico comune nel classico matrimonio borghese, tutti agghingati a festa (no, mica c'è niente di male, è solo uno dei modi con cui si può festeggiare un matrimonio e il loro è quello) e ci ritrovi pure quell'altra/o di cui manco ti ricordavi dell'esistenza. e il tuo compagno di scuola che era un vero pluriripetentecazzomenefrega ora fa lo sbirro, e la tua vecchia amica che non vedi da 10 anni dopo una gravidanza si è data al footing e quella là, che lei sì che si notava che era diversa da tutti, ora fa ricerche oceanografiche, invece quel ragazzo che conoscevi appena è 2 anni che è in africa...

foto in cui tutti fanno facce strane, tutti sono belli, in bianco e nero, in controluce, con la macchina che fa le foto dall'alto, tutti iscritti ai gruppi più cool, con un po' di ironia che armonizza il tutto, per fortuna. i fotografi ovviamente spopolano. vabbè, ormai l'hobby della fotografia si è espanso come un virus, no, non come la sars, si è espanso veramente. devo dire spesso anche con buoni rislutati (ah, l'aigtek!).

pezzi di vite. la sensazione però è che ce ne siano poche vere, molte sono finte, sono profili-vetrina in cui ci si rappresenta come si vorrebbe che gli altri ci vedessero, condividendo un proprio ologramma autocostruito, immagini e pensieri da due periodi al massimo.
pirla che sei, fess'buk serve proprio a quello, mica serve a rappresentare la vita vera!

sarà, ma io mica riesco ad abituarmici... solo mi viene in mente sempre più spesso Pirandello.

martedì 9 febbraio 2010

testa


oggi prima lezione da luciaio, come si dice in gergo technicissimo... centralina e testa mobile, rigorosamente Proel, quindi vero marchio italiano con vera componentistica cinese. venerdì sera ho un piccolo service, chiamato anche server (c'è uno slang tutto particolare al lavoro: server, furbone, lardisk ecc), e vorrei portare al posto delle luci a led da discoteca rumena un paio di luci belle (?) motorizzate, fare 2 programmi e convincere i figli di papà del rotaract a darmi 50 euro in più dalla prossima volta. così aggiungo al solito impiantino HK 2 teste mobili, un laserino e un po' di fumo (no, non quello, al rotaract non fanno certe cose. ma quello ai gusti impensabili che ti soffoca quando vai a ballare...). la strategia è semplice: al solito prezzo offro un servizio più bello, così la prossima serata chiederanno "ma porti quelle luci dell'altra volta?" "certo, però per quelle c'è un piccolo sovrapprezzo...".

in realtà è che sono come un bambino, è un periodo in cui ho voglia di imparare e le luci sono un bel giocattolo con cui dilettarsi. così ne approfitto per fare palestra, male che va... accendo quelle a led da rumeno.

venerdì 5 febbraio 2010

positivo


è che tu consideri "grande", "degno di stima" un personaggio che ha successo in un qualche campo sociale... che sia un abile speculatore o un filosofo, e questo proprio non lo capisco. un personaggio che si è affermato ha avuto la capicità di emergere fra i suoi simili, ha doti spiccate, come fai a non capirlo? si è distinto, ha dato il suo contributo al progresso, alla storia o magari alle arti o la cultura, per me merita stima. beh, sull'arte e sulla cultura ti posso anche dare ragione, almeno in alcuni casi, ma sulla storia... ma dai! prendi, che so, giulio cesare o napoleone. che grandezza hanno? quella di essere dei grandi strateghi? dei grandi assassini? hanno intasato la storia con la loro sete di potere. ma non è che adesso gli uomini conducano quel tipo di vita solo per il potere, c'è anche dell'altro. il male serve per il bene e viceversa, dovresti saperlo, te, con tutte le idee orientaleggianti che hai... grazie agli eserciti si sono contaminate culture, grazie a napoleone ad esempio è cambiato il costume, è caduta l'aristocrazia europea. non dire cazzate. napoleone ha potuto fare quello che ha fatto sì perchè aveva delle doti di condottiero, ma perchè ha catalizzato un momento storico, delle idee e dei cambiamenti che erano già in atto, lui li ha cavalcati. 50 anni prima non avrebbe mai potuto farlo e lo ha fatto mica per il bene degli altri. i mutamenti sociali avvengono in interconnessione, come una rete i cui nodi iniziano a vibrare all'unisono, influenzandosi a vicenda. napoleone ha agito così per la sua smania, per il sue ego, un po' come berlusconi... vabbè adesso non mettiamo a confronto nani grandi e nani piccoli... nelle loro vite non vedo un vero apporto utile all'Uomo. ma te come fai a dire cosa è utile e cosa no? è utile se porta a un miglioramento della vita. un comportamento positivo è utile, uno negativo no. poi puoi essere anche un "grande", avere delle doti incredibili, ma se le usi come hitler non è che mi sembra sta gran cosa. positivo... negativo... è relativo. come fai a definire cos'è positivo, in termini assoluti, i "termini assoluti" non esistono. mah, non ne sono così sicuro... la faccio più semplice: è negativo ciò che è duale, e positivo ciò che unisce, che elimina le differenze.

mercoledì 20 gennaio 2010

lezione


oggi prima lezione di musica. bello. dopo aver conosciuto in questi anni gli aspetti più tecnici del campo musicale finalmente, grazie al Fisa, ho iniziato a studiare le note... beh, all'inizio si parte dal basso (no, non lo strumento, ma in senso lato), devo imparare a leggere e a scrivere, come i bambini. l'obiettivo è di imparare a suonicchiare una tastiera, anche solo quella MIDI, per giocare con i software di produzione. da anni per lavoro e per passione mi diletto con giradischi, mixer, effetti, software, controller ecc ecc ecc, ma senza una sostanza di base ho sempre avuto l'impressione che ci fosse un vuoto, un vuotume direbbe qualcuno. e ora ho voglia di colmarlo, di capire più a fondo, di vedere la struttura comprendendone anche le fondamenta e non solo i fronzoli più appariscenti.

in fondo è come studiare matematica, la musica è un algoritmo che si immerge nella fantasia, sono una manciata di note che si espandono dicotomicamente su accordi prestabiliti (con le dovute eccezioni) componendo infinite combinazioni. poi c'è la ricerca timbrica, il routing e i parametri del segnale audio: oscillatori, filtri, compressori, virtual instruments... è un mondo, e mi piace. è una nuova porta da aprire. è tempo di imparare qualcosa di nuovo.


venerdì 8 gennaio 2010

tom


tom avvertiva uno strano senso di ansia mista a disagio. perchè tom? non so, ma quand'ero adoloscente, probabilmente per colpa dei romanzetti inglesi che leggevo da ragazzo, i protagonisti dei racconti che mi balenavano in testa si chiamavano sempre tom. vabbè lasciamo da parte i meta-post e torniamo al nostro eroe, anzi, torniamo con rinnovato entusiasmo al suo malessere inafferrabile e viscerale.

tom vagava in quelle terre da mesi, forse anni. non riusciva neanche bene a delimitare da quanto tempo si trovasse in quella situazione e come questa lo avesse coinvolto emotivamente. forse perchè questo suo turbamento era scivolato lentamente dentro di lui. a poco a poco si era insinuato fra le piaghe della sua coscienza, come un morbo pestilenziale, un odore nauseabondo che inesorabilmente diventa sempre più acuto fino a diventare insopportabile. e l'impossibilità di liberarsene lo faceva ora sprofondare nel panico.

ma da dove veniva quella sensazione? ora lo sapeva con certezza. era giunto in quelle terre, vicine alla frontiera, in cerca di fortuna. aveva alle spalle anni di tumulti e luride avventure sulla costa del Sud e lì pensava forse di trovare un'occasione, una nuova possibilità per dare una svolta alla sua vita. e non era il solo. le zone di frontiera erano piene di gente come lui, sbandati, avventurieri, diseredati che non avendo niente da perdere si erano riversati nelle terre di nessuno. ma lui aveva vivacchiato. sì, era proprio così. gozzovigliava, passava le giornate in espedienti, ora se ne rendeva conto. quell'ansia lattiginosa emergeva dalla quotidianità, dal vedere i cambiamenti intorno a lui mentre lui li osservava senza esserne parte.
aveva visto altri arrivare, magari anche meno furbi, meno svegli, meno portati. altri erano andati avanti, avevano fatto quello che lui avrebbe dovuto fare, avevano costruito il piccolo teatro di cui lui era solo spettatore.

ogni casa costruita, ogni negozio aperto, ogni fattoria gli procurava invidia, solitudine. era come se le occasione spuntassero sì come funghi, ma per uno strano scherzo del destino spuntavano dietro di lui appena era passato, oppure troppo in avanti e qualcun'altro le raccoglieva...

attorno a tom le persone, abili e incapaci, oneste e disoneste, bigotti e criminali, preti e puttane, avevano trovato una loro dimensione, ma lui no. era assorto fra i sui pensieri, bighellonava, sbatteva di quà e di là, trafficava, completamente scostante. e quel vuoto di solidità ora lo aveva assorbito, quell'inconsistenza era diventata essenza stessa della sua carne, quasi si toccava il corpo per tranquillizzarsi sulla sua esistenza.

ma forse, in fondo, la sua vera natura, la sua dimensione, il suo vero posto era proprio quello. il suo ruolo nel teatrino era proprio quello di spettatore, la sua meta era proprio l'attraversare i luoghi e non un luogo stesso. a poco a poco comprese il suo talento, il suo animo trovò pace e lentamente il suo corpo divenne sempre più teneue, la sua figura si avvolse di una leggera aurea, quasi il resto delle persone non lo notavano più, avvertivano tutt'al più la sua rarefatta presenza ma senza afferrarne i contorni. le iterazioni con il mondo erano sempre più rare, sentiva i suoi elementi dissolversi. l'acqua, il fuoco, la terra e il vento che generavano il suo io, inteso come fisicità e mente, si espandevano sempre più nell'aspetto dello spazio, fino a quando, un giorno, tom divenne un soffio vento.

mercoledì 30 dicembre 2009

dicembre


e così pure sto mese è passato... e non ho più scritto manco un post. perchè non è successo niente, direte voi. e invece di cose ne sono successe tante e avrei potuto scriverne decine. avrei potuto scrivere dei piccoli duomi milanesi per turisti che credendosi gli aerei dell'American Airlines si sono schiantati sul presidente del consiglio che sì, è caduto come le torri, ma poi si è rialzato... così come avrei potuto scrivere dello scivolone del papa o del vertice di Copenhagen, o di quanto hanno speso gli italiani quest'anno a Natale per comprare regali e panettoni o del gelo polare che si è abbattuto sulla vecchia Torino. avrei potuto scrivere dei giorni di lavoro folli relativi a settimane di acquisti folli, avrei potuto scrivere delle serate trascorse a sistemare casa o di quelle (poche) passate con i vecchi amici o di quella passata a fare l'ex-giuovane clubber, avrei potuto scrivere di Sophi, la gatta ciociara momentaneamente ospite, avrei potuto scrivere del giro allucinante di traslochi e svuotamento case che ha coinvolto la mia famiglia in toto nel giro di 2 mesi... 'somma ne sono successe di cazzate.

tutto questo è assolutamente marginale, relegato alle preoccupazioni vuote, che pure sul momento ci sembrano di vitale importanza, della vita quotidiana.

in realtà nel mese trascorso avrei voluto raccontare due storie: quella di R.ino e di M.P. (che sta per Mio Papà o Mio Padre, a seconda del tono lessicale che si vuol dare).

R.ino, collega mio e del Fisa, è un gran personaggio, un po' come credo tutti quelli che popolano questo blog. R.ino è barotto in toto per quanto abbia vissuto qualche scampolo di vita cittadina, abita a Villanova - che se lo cercate sulla cartina col cazzo che lo trovate - ed è sposato da qualche anno. nella vita ha fatto un po' di tutto tranne che studiare e si è specializzato in service audio e soprattutto luci. ed è sveglio di brutto. è un po' come quei personaggi scanzonati che si ritrovano nelle commedie teatrali, apparentemente sempliciotti ma in realtà furbi, abili conoscitori dell'animo umano ma che sanno anche prendersene gioco, cambiando qualche connotato lo vedrei bene in una commedia di Plauto.
ecco, R.ino ha vissuto un natale davvero strano: sua madre è stata operata di tumore lo stesso giorno in cui gli è nato il primo figlio, Paolo. giornatona.

ma non è il solo ad aver passato un natale imprevisto, anche M.P., seppur con minor adrenalina, mi ha sconvolto. Candido come la neve mi ha "comunicato", come dice lui, che la sua relazione con C. era giunta al termine. a 63 anni, dopo un matrimonio fallito con mia madre e una seconda convivenza di 18 anni si ritrova di nuovo single. le feste le sta passando a dividere casa: dividere nel vero senso della parola perchè vivevano in 2 villette a schiera contigue a cui avevano eliminato i muri e ora li stanno ritirando su...

ennesima conferma che le relazioni affettive nella mia famiglia sono destinate a non durare, fra tutti siamo un vero disastro e combattere dei samskara del genere non sarà affatto facile.

domani è l'ultimo dell'anno, lavoro fino a sera e non ho la minima idea di come passerò il veglione. ho preso in considerazione anche l'ipotesi di starmene a casa tranquillo, qui di tumulti ce ne sono già stati parecchi. speriamo in sto 2010 va'...

martedì 8 dicembre 2009

schizzofrenia


Salva un albero!
Quest'anno a Natale salva la vita di un albero: ogni anno 50.000.000 di pini vengono abbattuti in tutta Europa per le festività e nella maggior parte dei casi muoiono o vengono buttati poche settimane dopo. Quest'anno compra un albero di sintetico Natalox, non ha bisogno di cure, non perde aghi, è ignifugo, e una volta richiuso nella pratica confezione lo puoi comodamente sistemare nello sgabuzzino con il minimo ingombro e riutilizzarlo l'anno successivo! E ricorda, non stai salvando un albero, ma tutti quelli dei prossimi Natali!




Pini Natalizi!
Quest'anno per Natale regalati un vero pino Naturalox: i pini naturali sono ecologici, non inquinano e possono essere ripiantati. I nostri pini non devono essere smaltiti, non sono derivati dal petrolio, non contengono vernici ne coloranti, non inquinano, sono perfettamente ecologici e rappresentano un'importante risorsa rinnavobile del nostro pianeta. Ogni anno, all'interno delle nostre riserve ci occupiamo di tagliare gli alberi superflui per la vita dell'ecosistema e di ripiantare altri pini nelle aree a minor densità in modo da non spopolare mai l'area boschiva! Quest'anno fai una scelta ecologica, compra un pino natalizio naturale!

mercoledì 2 dicembre 2009

potrebbe


guardate che sono stato giovane anch'io. sì, è vero, è stato tanto tempo fa, ma i ricordi, i profumi, le sensazioni di allora sono ancora vivide. quando si è giovani si ha lo slancio verso l'attesa, perchè c'è sempre qualcosa che può ancora accadere, cambiare, e in quelle vicessitudini, fra le danze delle casualità o delle occasioni, ci si butta agili, svegli, con il cervello veloce e il corpo robusto.

cosa intendo per giovane? ma che importanza può avere l'età! c'è chi è gia vecchio a 20 anni, c'è chi è giovane a 50. finchè si vive pensando che qualcosa potrà cambiare in fondo si continua a rimanere giovani. si pensa di poter cambiare lavoro, di avere altri amori, di fare nuove esperienze, di vivere una nuova stagione, insomma... tranne che per i pessimisti cronici, per quelli non è così. ma a pensarci bene un po' pessimisti lo siamo stati tutti, magari a momenti, chi più o chi meno, ma quei periodi in cui si pensa "morissi adesso non cambierebbe niente" credo siano normali. ma poi il giorno dopo, il mese dopo, l'anno dopo, rieccoci a favoleggiare nella nostra mente, a immaginarci un futuro pieno di possibilità, di ipotesi, tutto ancora da scrivere.

ah! il futuro... non è un miracolo il futuro? è lì che ci attende, mi attendeva dovrei dire, pieno di promesse. e anche se le cose non sono mai andate come pensavo, beh, pazienza, non ho rimpianti.
ma quando il futuro è passato, quando non ci sono più cambiamenti in vista, ecco, è allora che ci si rende conto di essere vecchi. quanti anni ho? ma non vi pare un po' irriverente come domanda? ma pensate per voi, piuttosto, anzichè fare i vecchi rincoglioniti davanti alla tv andate a fare qualcosa da giovani, visto che ancora potete.

ho vissuto tanto, il più che ho potuto, cercando di assaporare ogni momento, ogni gusto, ogni sfumatura di questa vita balorda, che a volte ti schernisce e a volte ti porta regali inattesi. ma ormai tutto è passato. si, d'accordo, potrei vivere ancora qualche anno, forse qualcuno in più, ma quel che è fatto è fatto, mi attende solo più un passo da fare, l'ultimo, il più ignoto. perchè non conosciamo nessuno che l'abbia superato e che poi sia tornato a raccontarcelo. beh, nessuno, oddio, forse qualcuno c'è stato, ma è stato tanto tempo fa, chissà...
ma forse, qualcosa, qualche intuizione sulla morte, che è equivalente a dire sulla vita, qualche piccolo barlume c'è stato. sì, lo so, non è che adesso uno legge Tiziano Terzani o chi per lui e tutto diventa facile. li conosco bene quelli lì, scrivere del significato, del mutamento della forma, della completezza e di tutte quelle cose lì è facile: ma lo scrive! chi lo sa poi come sono andate le cose dentro di lui.
però ognuno ha i suoi piccoli momenti mistici, le sue epifanie, le sue rivelazioni intime. immaginazione? forse. ma in fondo non è un po' tutto immaginazione? cioè le cose sono come le viviamo, mica sono come sono, mica hanno un modo di essere proprio.
no, non mi illudo di non aver paura della nera signora, spero di non aver paura della paura, che già non è poco.

giovedì 26 novembre 2009

ordine


Egregio Ing A. L.,
la ringrazio appassionatamente per l'invito al ciclo di conferenze di Ingegneri Ieri. Trovo le sue iniziative degne del più alto interesse da parte dell'ordine tutto e si sentiva da tempo la mancanza di giuovani ingegneri motivati capaci di trasmettere passione e nuove energie ad un ordine che, purtroppo, troppo spesso è condizionato da una vecchia mentalità incapace di innovare.
Io, aimè, non potrò partecipare personalmente causa motivi familiari. In particolare sono dispiaciuto di saltare la serata dedicata alle strutture (mi perdoni, so che lei in realtà sarà oratore sulla sicurezza ma benchè condividiamo lo stesso spirito partecipativo all'ordine ci dedichiamo a due aspetti diversi dell'ingegneria edile!), ma gli impegni relativi alla mia ormai non più giovane età mi impediscono di presenziare. In confidenza le dirò che devo accompagnare la mia giovanissima moglie Carolina a fare un servizio fotografico: da poco ha intreppreso l'attività di modella, all'inizio ha avuto un po' di difficoltà causa il suo seno estremamente sodo e prosperoso che poco si addice alle esigenze del mercato di oggi, ma alla fine il suo viso angelico da porcona e il suo culo di marmo hanno convinto il responsabile della campagna pubblicitaria dei goldoni Spaccatex... e così mi tocca andare con lei in costa smeralda, abbiamo preso una suite, 4 pezzi di bonza e lei ha invitato come sempre la sua amica Lindatrans che viene con quel parlamentare del tal Partito. Sa, prima di ogni lavoro lei vuole farsi scopare ripetutamente e adora farmi pompini fra uno scatto e l'altro, non le dico le litigate con le addette al trucco! Poi la noia dei vari festini, aperitivi, sempre tutti sbronzi e pieni di figa, come mi mancano i tempi in cui partecipavo agli immancabili eventi di INGEGNERI Ieri...
Ma LEI, invece, che è ancora giuovane e rampante potrà preparare la sua relazione durante il weekend e nelle notti settimanali, dopo la gratificante giornata di lavoro e le interminabili riunioni serali, per poter così incantare la platea di ingengneri che parteciperanno al convegno!!! AH che bella la giuovinezza!

cordiali saluti, con affetto e stima

venerdì 20 novembre 2009

luce


dalla finestra entrò un bagliore. subito, attratto, mi avvicinai e mi sporsi fuori per osservare meglio. una luce mi travolse. pura, immensa, da sola rivelava significato su tutto cui si posava. tramortito, indietreggiai.
ora, nel cielo, vedo ancora il bagliore di quella luce, che rischiara sì le mie giornate, ma in modo tenue, non più sfolgorante come prima. mentre vago per le strade alla sua ricerca mi imbatto invece nelle mie illusioni. a volte mi sento perso fra i vicoli della città tentacolare.

giovedì 12 novembre 2009

I&L



I. è sulla via di ritorno ormai. i primi raggi di sole, di un sole appena tiepido come capita nelle mattine di novembre, rischiarano San Salvario. l'aria pungente, preludio all'arrivo del freddo secco dell'inverno ormai prossimo, il cielo immerso in un azzurro intenso, puro, vergine, che di lì a poche ore sarà sporcato dal risvegliarsi sonnolento di Torino. le vie del centro, ora vuote, poetiche, sabaude e proletarie insieme, si riempiranno di borghesi agghingati prima e di cafoni chiassosi dopo.

domenica mattina, ore 10, massimo down.

L., compagno della lunga notte, lo lascia davanti al portone di casa.
L. e I. si sono trovati quasi per caso nella vita, il loro incontro è il risultato di quei luoghi di aggregazione estremi ma che annullano le distanze, che capovolgono i valori. perchè la distanza fra loro è apparentemente enorme, è una distanza fatta di scuole, amicizie, macchine, case e soldi. pochi isolati li separano. ma il portone di I., sempre aperto, nasconde un'isola di immigrati clandestini, spacciatori, famiglie brave e difficili, piccoli criminali, tutti in qualche modo rifiutati dal meccanismo sociale che emargina a zone circoscritte i suoi sottoprodotti derivati, relegandoli alle pagine della cronaca locale ma senza preoccuparsi del perchè esistano.
il portone di L., con codice elettronico e portineria, è sul corso davanti al parco e nasconde sì un'altra isola, fatta questa però di lusso, suv e macchine sportive sepolte nei garage, marmi e domotica: architetti, avvocati, industriali. anche loro separati, divisi in qualche modo dal pulsare della vita cittadina. ma sono due muri invisibili e diversi, due luoghi inaccessibili ai più per motivi opposti...

poche ore prima erano giù, ai muri, nel delirio del sabato sera. avevano iniziato la serata a cena. vino, san simone, un paio di cannoni. e qualche botta in bagno. in fondo cercano a modo loro di moderarsi, inseguono un'immagine di redenzione, perchè non vogliono vedere loro stessi come gli altri, quelli che esagerano davvero, che hanno una decina di anni in più ma hanno perso il contatto con la realtà e a cui i denti sono marciti prematuramente.

un'altro giro in bagno? vai...

con qualche tappa qua e là arrivarono giù, lungo il fiume: the beach, pier, jam, puddhu, doctor sax... uno vale l'altro. bottigliette d'acqua adulterate, sacchette aperte per pizzicare quello che basta con l'indice umido di saliva, qualche consumazione raccattata qua e là...

in quei momenti il cervello si riempie di sostanze miracolose, sintetizzate dal proprio corpo stimolato da altre sostanze miracolose. tutto è caldo, coinvolgente, seratoninico, la musica diventa profonda, avvolgente, le luci ammiccano a miraggi di paesaggi mesopotamici lontani, reazioni chimiche dopate attraversano sinapsi eccitate e spavalde, cavalcano percorsi imprevedibili fra neuroni iperattivi. la musica è spinta, con cassa ritmata e morbida, medio e alte frequenze ipnotiche. una sensazione di abbandono mista ad empatia ti pervade, è uno stato estatico. no, per niente mistico, non è l'estasi dell'anima, interiore, quieta in se stessa, ma l'estasi del corpo, spremuto, su di giri, dalla sensorialità amplificata. il tempo passa velocemente, si consuma, la serata e la vita diventano uno stoppino che per bruciare più ardentemente brucia più in fretta. e ci si tira, perchè quella sensazione non deve scendere, deve stare in alto, e si continua per ore e ore, fino al mattino quando proprio non ce la si fa più.
quando arriva il down, di botto, ci si sente svuotati, freddi, inutili, ed è il momento dell'ultima canna prima di andare a dormire e tutto sommato ce ne si frega abbastanza di tutto, anche del down, perchè mica si è scemi, si sa che c'è un prezzo da pagare.

queste serate danno un senso di unione profonda fra I. e L., perchè quando trovi qualcuno che vive come te, che condivide allo stesso tuo modo quei momenti, si crea un legame particolare, inspiegabile dall'esterno. non è solo quello che si fa o ci si fa, ma anche il come e soprattutto con chi. ma non sono solo le serate, è un'intesa che c'è fra di loro, un modo comune di affrontare ciò che sta attorno, con rabbia, senza compromessi. I. e L. sono due ragazzi speciali, per nulla stupidi, per nulla superficiali, anche se a volte fanno finta di non vedere i loro demoni nascosti. capaci di rispettare, capaci di soffrire. forse non capaci di amare, quello forse non ancora. ma mica è facile.

mercoledì 11 novembre 2009

vomito



no, tranquilli, non ho vomitato veramente. anche se un conato questa mattina mi è salito quando ho sentito in radio che il Berlusca e Fini hanno trovato un accordo sulla diminuzione dei tempi di prescrizione per i reati con pena sotto i 10 anni. forse mi sbaglio, ma sotto la luminosa guida della signorotto di arcore i tempi per i processi sono passati da 20 anni a 6, ma la lentissima macchina burocratica della giustizia è sostanzialmente rimasta uguale, anzi, con un po' di soldi in meno.

ora non è che voglia entrare nel merito delle polemiche sulla sicuramente non perfetta magistratura, però sto nano bastardo mi ha veramente fracassato le palle. ecco, scusate i francesismi ma un po' di sfogo ci sta... ovviamente gli ultimi processi contro Berlusconi grazie a questa fantastica legge cadranno miseramente in prescrizione compreso il processo Mills che durerà giusto ancora qualche mese... fra diminuzione della pena per il falso in bilancio, tempi accorciati per la prescrizione, indulto, immunità per le alte cariche dello stato (lodo Alfano), diritti dello sfruttamento delle frequenze televisive eccetera eccetera eccetera direi che il Berlusca si è dato da fare.

ecco, il video sopra capita a fagiuolo. perchè rispecchia perfettamente la situazione non solo della nostra classe politica, che ha la sua massima espressione nel Berlusca, ma anche la mentalità degli italiani stessi. abbiamo eletto presidente del consiglio un uomo che in qualunque campo abbia giocato (per dirla come piace a lui) è sempre incappato in un processo. nel suo palmares troviamo fra gli altri: la costruzione di Milano2, l'iscrizione alla P2, All Iberian, i terreni di Macherio, il caso Lentini, processo SME, tangenti alla GdF, Medusa Cinematografica, processo Mills... il suo nome viene poi fuori in diversi altri processi, dalle stragi mafiose al traffico di droga, dall'abuso d'ufficio a tangenti varie... guarda caso i suoi compagni di merende Dell'Utri e Previti non sono da meno.

evidentemente ci piace così. io vado a comprare degli antiemetici....

vi lascio con questo, perchè pure i rigidissimi mussulmani (che però hanno il video pieno di simil-gnocca senza veli) ci pigliano per il culo...